“Garantire l’obiezione di coscienza” il documento che
divide
Dall’aborto alla
fecondazione, il comitato di esperti difende il diritto alla vita
Maria Novella De Luca
ROMA — Tutelare l’obiezione di coscienza per
garantire il diritto alla vita. Per difendere chi, di fronte ai «diritti
inviolabili dell’uomo», e appunto la nascita, la morte, la malattia, pur in
presenza di una legge dello Stato, «chiede di poter non adempiere a comandi
contrari alla propria coscienza». Perché questa «disobbedienza», che oggi
riguarda in gran parte l’ambito sanitario, e soprattutto l’applicazione della
legge 194, «è un diritto costituzionalmente fondato». Anche se poi lo Stato è
tenuto a garantire «l’erogazione dei servizi, con attenzione a non discriminare
né gli obiettori né i non obiettori...»
Sono questi alcuni passaggi del nuovo parere
del Comitato nazionale di bioetica sul tema assai controverso dell’obiezione di
coscienza. Un documento non approvato all’unanimità ma con una netta
maggioranza, e che sarà reso pubblico nei prossimi giorni. Un parere che farà
discutere, visto che proprio negli ultimi mesi si sono susseguiti decine di
allarmi sull’enorme numero di medici e paramedici obiettori di coscienza, che
stanno rendendo impossibile in molti ospedali italiani l’applicazione della
legge sull’aborto. Costringendo le donne a lunghe e dolorose ricerche di un
reparto disponibile. Ma secondo i saggi del Comitato, l’obiezione è invece un
diritto costituzionale, così come da tempo chiedono i movimenti pro-life. E
Lorenzo D’Avack, giurista e vice presidente del Comitato nazionale di bioetica,
spiega che il parere va letto in senso ampio, svincolato, in un certo senso,
dagli ambiti in cui oggi si può scegliere l’obiezione di coscienza, e cioè la
legge 194, la fecondazione assistita e la vivisezione.
«Le nuove sfide della bioetica, che presto
dovranno confrontarsi con leggi su temi come eutanasia, testamento biologico,
nascita, morte, tutti diritti inviolabili dell’uomo, ci impongono di tutelare
chi decide di non “obbedire”, senza per questo essere discriminato o punito. Ma
lo Stato a sua volta deve garantire cure e servizi a chi li chiede». Precisa
D’Avack: «È inaccettabile che in presenza
di una legge che legalizza l’aborto, in un ospedale non ci sia nessun medico
non obiettore. E se si verificasse una situazione di questo tipo, a mio parere
deve essere privilegiato il diritto della donna che chiede di abortire,
rispetto al diritto dell’obiettore...».
Il crinale è sottile. Il Comitato cerca di
mantenere una linea equidistante, definisce l’obiezione un principio
«democratico», «in quanto preserva il carattere problematico delle questioni
inerenti alla tutela dei diritti fondamentali, senza vincolarle al potere delle
maggioranze». Ma la pressione sempre più forte dei movimenti per la vita, il
boicottaggio nei consultori contro chi chiede i certificati per abortire o la
pillola del giorno dopo, l’emarginazione dei pochi medici che ancora resistono
nei reparti di Ivg, rischia di trasformare l’obiezione di coscienza nel
pretesto per abolire la legge 194.
Il
parere approvato a maggioranza “Ma gli interventi previsti dalla legge vanno
assicurati”
Napoli, diciannovenne muore dopo una flebo i
genitori accusano l’ospedale, aperta un’inchiesta NAPOLI — Il ministro della
Salute ha inviato gli ispettori al Policlinico Federiciano di Napoli dopo la
morte di Luca De Carlo, 19 anni, ricoverato a causa di una nevrite e morto per
cause ancora da accertare poco dopo la somministrazione di una flebo al
cortisone. Il giovane soffriva di diabete. La famiglia vuole giustizia e ha
sporto denuncia. La procura ha disposto l’autopsia, il manager del Policlinico
ha istituito una commissione.
La Repubblica, 30 luglio
2012, pag, 14
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