Cesarei inutili, servono a far cassa


GUERRA AGLI SPRECHI Controlli a campione negli ospedali

Il governo manda i Nas in sala parto

Il ministro della Salute Balduzzi chiede ai carabinieri di verificare la reale necessità degli interventi. Verranno visionate cartelle cliniche ed ecografie

di Francesca Angeli

Renato Balduzzi manda i carabinieri in sala parto. In Italia  denuncia il ministro della Salute, si ricorre con troppa facilità al cesareo, spesso anche quando non occorre. Balduzzi dunque chiede ai Nas di attivare «azioni di controllo a livello nazionale per accertare l’utilizzazione non appropriata del ricorso al parto cesareo nei reparti di ostetricia» sia degli ospedali pubblici si a dei privati accreditati. Di fronte alla scelta di intervenire con un cesareo al posto del parto naturale saranno i carabinieri a verificare se ci si trova di fronte a «comportamenti opportunistici dolosi». In somma l’Arma dovrà accertare se il medico ha fatto ricorso all’intervento non per una reale necessità ma per intascare più soldi visto che un cesareo comporta costi superiori rispetto a quelli di un parto naturale. 
  La richiesta del ministro ai Nas è molto circostanziata: i carabinieri «svolgeranno azioni di controllo a campione, acquisendo fotocopia della cartella clinica e della documentazione ecografica della paziente, autenticata dalla direzione sanitaria e i file che contengono le copie elettroniche delle cartelle»
  Una decisione che non mancherà di suscitare polemiche ma che allo stesso tempo non sorprende. Se è vero che l’Italia segna il record per i parti cesarei vari cordato che il nostro paese ha pure una bassissima incidenza di mortalità da parto. La più bassa in Europa: 4 donne per 100 mila nati vivi nel 2008 e negli ultimi anni sarebbe ulteriormente scesa a 3, contro le 10 della Francia, 8 del Regno Unito e7 della Germania. Oltretutto l’indagine entra a gamba tesa nella sfera decisionale del medico, che deve valutare i rischi per la paziente e il nascituro in quel preciso momento e dunque non appare facile riuscire a dimostrare, anche con l’esame della cartella clinica, che quel cesareo poteva essere evitato. L’annuncio dell’arrivo dei carabinieri però indubbiamente funzionerà come deterrente per i medici dal cesareo troppo «facile». Non si può non notare infatti che è proprio nelle strutture private che si registra il record dice sarei: la media delle percentuali di parti cesare i è molto più elevata nelle cliniche (50,5) rispetto a gli ospedali (36). Per Balduzzi i dati dell’Istituto Superiore di Sanità parlano chiaro. «Nel nostro Paese il ricorso alta gli o cesareo ha raggiunto livelli estremamente elevati – denuncia il ministro- E nonostante il problema sia da diversi anni al centro del dibattito politico-sanitario, non si è ancora registrata alcuna significativa inversione di tendenza».
  In una nota del governo si ricorda la Relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario, presentata alla Camera nel dicembre scorso. Proprio in quella occasione Balduzzi aveva denunciato come fosse «assolutamente intollerabile il di vario sul territorio per il ricorso ai cesarei». Il ministro faceva notare la differenza tra il 23 per cento del Friuli e il 62 per cento della Campania oltretutto «senza che un maggiore ricorso al cesareo porti ad un miglioramento degli esiti clinici».
E questa ultima osservazione è sicuramente quella sulla quale riflettere ed intervenire. Spesso il maggior numero dei cesarei si registra in regioni dove la sanità funziona peggio che in altre. Ci sono le statistiche a dimostrare che sono proprio le regioni con i conti della sanità in rosso e che spendono di più ad avere il servizio sanitario peggiore, insomma più spesa non corrisponde mai ad una maggiore qualità del servizio. Non c’è dubbio comunque che in Italia i cesarei siano in continuo aumento. I dati più aggiornati riferiscono che sono saliti al 37 per cento del totale mentre l’Organizzazione mondiale della sanità indica come appropriata una percentuale del 14 per cento sul totale dei parti.

il Giornale, 11 febbraio 2012, pag, 22

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