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Allattare d'estate

Consigli per le mamme


Durante i caldi mesi estivi, particolare attenzione deve essere data all’equilibrio idrosalino del bambino, soprattutto se si tratta di un lattante, che sia allattato al seno o artificialmente. Il suo ridotto peso lo espone infatti più dell’adulto e del bambino più grandicello al rischio di disidratarsi. Anche la mamma che allatta durante i mesi estivi deve porre particolare attenzione ad assumere quantità adeguate di acqua e sali minerali, proprio perché deve garantirne un corretto apporto al figlio attraverso il latte.

Il bambino allattato al seno ha bisogno di altri liquidi oltre al latte materno?

Nella maggior parte dei casi no, se il bambino viene attaccato al seno ogni volta che lo chiede. Questo vale anche anche e soprattutto se (come è naturale) lo richiede più spesso del solito.

Il latte materno contiene una perfetta proporzione tra acqua e alimento, in grado di adattarsi perfettamente alle esigenze del bambino, anche a seconda delle condizioni ambientali. La prima parte della poppata infatti fornisce al bambino latte più fluido, più ricco di acqua e meno ricco di grassi, supplendo alla sete del bambino. Man mano che la poppata procede, la componente grassa aumenta, fornendo l’apporto nutritivo di cui il bambino ha bisogno.

Quando c’è caldo, il bambino richiede il seno più frequentemente, con poppate più brevi, e quindi assume un latte più “dissetante” del solito. Nel caso vi dobbiate assentare, è pertanto utile che spremiate il seno, mettendo da parte il latte ottenuto, da offrire poi al bambino. 

«Mangiare plastica»

 Sotto accusa il bisfenolo


  Una dieta a base di plastica? Studi recenti hanno dimostrato che i materiali di cui sono fatti alcuni  dei contenitori di cibi e bevande che utilizziamo quotidianamente contengono sostanze chimiche che possono interferire con il sistema ormonale e causare danni alla salute. 


  Bottiglie, recipienti termoresistenti per il microoonde e persino biberon considerati finora sicuri e a norma sono stati sottoposti dalle autorità americane a controlli più rigorosi: ingerire alimenti contaminati dalle plastiche dei contenitori, infatti, può comportare rischi pari a quelli derivati dall’esposizione al DDT.


  Oggetto di particolare interesse è stato il bisfenolo A (BPa), sostanza chimica utilizzata a partire dagli anni ’50 per produrre policarbonato, una plastica usata per biberon, stoviglie, lattine, protesi dentarie: il fatto che il suo consumo interferisca con il sistema endocrino sia negli animali che negli essere umani è un dato su cui gli studiosi convergono. Inoltre, recentemente, sono stati fatti ulteriori test sui topi in gravidanza: l`esposizione BPa conduceva ad una percentuale molto alta di figli di sesso maschile, che peraltro, una volta adulti, presentavano diverse anomalie ormonali.


 essun allarme per i consumatori europei ed italiani in particolare. La vigilanza assicurata dall`Autorità per la sicurezza alimentare si basa su parametri e indicatori rigorosi. I dati in possesso dell`Agenzia dimostrano che l’esposizione della popolazione europea al bisfenolo A, anche nei neonati allattati esclusivamente con biberon in plastica, è notevolmente inferiore alla soglia giornaliera tollerabile.

Il latte della mamma ha (anche) proprietà antibatteriche

 Tra i numerosi benefici del latte materno, c’è anche la capacità di proteggere i bambini dalle infezioni batteriche. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista ACS Infectious Diseases dai ricercatori della Vanderbilt University di Nashville (Usa), secondo cui l’azione antibatterica sarebbe svolta non solo dalle proteine presenti nell’alimento, ma anche dagli zuccheri.


 “Questo è il primo esempio dell’attività generalizzata e antimicrobica svolta dai carboidrati presenti nel latte umano - afferma Steven D. Townsend, che ha coordinato lo studio -. Una delle straordinarie proprietà di questi composti è che, a differenza di molti antibiotici, non sono tossici”.
  Gli autori spiegano che il latte materno è una miscela complessa e variabile, costituita da proteine, grassi e carboidrati. In passato, gli scienziati hanno focalizzato la ricerca sulle proprietà antibatteriche delle proteine, trascurando il ruolo svolto dagli zuccheri. Gli esperti di Nashville, invece, hanno scoperto che questi composti, definiti anche oligosaccaridi, non solo costituiscono agenti antibatterici, ma aiuterebbero anche a migliorare l'efficacia antibatterica delle proteine. “Per la maggior parte del secolo scorso, i biochimici hanno sostenuto l’idea che le proteine fossero più importanti degli zuccheri – osserva l’esperto -. La maggior parte delle persone si è convinta della veridicità di quest’argomentazione, anche se non esistono dati che la sostengano. La funzione degli zuccheri è molto meno nota”.

Allattare con lo smartphone

Allattare con lo smartphone in mano può fare molto male al bambino

 
  L'uso dello smartphone è ormai una costante per l'intero arco delle nostre giornate. Per ragioni di lavoro, o semplicemente per svago, passiamo molto tempo alle prese con quello che oggi offre la tecnologia e anche le mamme ne approfittano per passare il tempo durante un'attività naturale e antica come il mondo: l'allattamento. 

  Forse in Italia, per fortuna, siamo scampati al 'Brelfie', ovvero il selfie scattato durante l'allattamento, una moda dilagata nei paesi anglosassoni. Sicuramente, non sono poche le mamme che usano lo smartphone durante l'allattamento, e anche se potrebbe sembrare un problema di poco conto, ci sono dei rischi per la salute e la crescita del bambino da non sottovalutare. E non solo per quello che possono riguardare le onde elettromagnetiche.

Allattare. Un gesto d'amore

Tiziana Catanzani e Paola Negri
Allattare. Un gesto d'amore
Bonomi Editore, pagg.304, Euro 22,00



  IL LIBRO - Finalmente una guida aggiornata e completa sull’allattamento, nei suoi molteplici aspetti e momenti, e sulla vita in famiglia con un bebé!
Ecco i principali argomenti affrontati:
Come avviene la produzione del latte
Come iniziare bene l’allattamento e assicurarsi che il bambino riceva latte a sufficienza
Come affrontare le più comuni difficoltà
Come allattare nelle situazioni particolari
Quando è necessario tirarsi il latte
Il momento dell’introduzione dei cibi solidi
L’allattamento del bambino grandicello e lo svezzamento dal seno
Tutto sulla composizione del latte materno e sulle implicazioni dell’allattamento
Allattare, un gesto d'amore è un testo unico nel suo genere, uno strumento prezioso da tenere sempre a portata di mano dovunque c’è un bebè...

BRANO - Le prime settimane: un periodo di rodaggio
I 30 - 40 giorni dopo il parto costituiscono una fase di adattamento e coscienza reciproca per la mamma e il suo bebè: la produzione di latte sarò progressivamente calibrata in base alla richiesta, il bambino acquisterà sempre maggiore sicurezza e abilità nel poppare in maniera efficace, la mamma imparerà a conoscerlo e a rispondere ai suoi bisogni e ai suoi ritmi. In questo periodo, è davvero importante allattare a richiesta del bambino (e della madre, per esempio se si sente il seno molto pesante!), fare attenzione a come il bambino si attacca e alle varie posizioni per allattare, proprio perché tutto questo agevola una buona

Rigurgito notturno:

In che posizione mettere il neonato durante il sonno?

A pancia in sù è la posizione migliore per evitare soffocamento e morte in culla... vediamo perché...

da Dott. Raffaele Troiano - Pediatra

 
  Nonostante sia ormai da molti anni chiaro che la posizione più sicura per far dormire un neonato sia quella supina (a pancia in sù!) sono ancora tante le "resistenze" che ritroviamo in alcune famiglie, soprattutto da parte di nonne e persone più anziane che spesso restano fedeli alle vecchie tradizioni della pediatria di mettere i bimbi in posizione prona (a pancia in giù). Dopotutto non è neanche colpa loro: così sono state istruite circa venti anni fa, così hanno fatto coi loro figli

La neomamma che allatta smaltisce

Il grasso accumulato in gravidanza

di Alice Vigna

 
  Il latte materno è il migliore alimento per nutrire i neonati, su questo ormai ci sono pochi dubbi. Ma è una miniera di benefici anche per la mamma. Lo hanno spiegato ricercatori statunitensi durante il convegno «Excellence in Pediatrics» a Dubai, sottolineando come l’allattamento possa essere considerato una sorta di “quarto trimestre” della gravidanza per la donna, che così ha modo di portare a termine un percorso per cui il suo organismo si è preparato nei nove mesi precedenti. Non farlo è “rischioso”, visto che, ad esempio, è stato

Staminali nel latte materno:

Ci sono e servono per lo sviluppo


Identificate già da tempo ma non se ne conosceva la funzione. Uno studio svela le loro capacità di integrarsi nel corpo del nascituro

di Daniele Banfi

  Un motivo in più per allattare al seno. Anche se la ricerca per ora è stata effettuata nei topi non c'è motivo di credere che nell'uomo i risultati siano differenti. Nel latte materno le staminali ci sono ed hanno una precisa funzione: integrarsi nel corpo
di chi lo assume e svolgere un ruolo attivo nello sviluppo dei diversi tessuti che compongono il corpo
. Ad affermarlo è una ricerca presentata nelle scorse settimane in occasione del National Breastfeeding and Lactation Symposium di Londra.

  Cosa sono le staminali 
  Le staminali sono cellule che, potenzialmente, se opportunamente guidate possono trasformarsi in qualsiasi tessuto del

La guerra del latte: polvere di affari

L'organizzazione mondiale della Sanità dell'allattamento al seno va sostenuto e non si possono pubblicizzare prodotti artificiali"... Eppure la gara tra natura e azienda comincia presto... Già in ospedale, appena usciti dalla sala parto

di Paola Zanca

Signora, ma lei… che intenzioni ha?”. È un pomeriggio di metà marzo e in una stanza di una clinica convenzionata di Roma, c’è una neonata che non ha nemmeno compiuto ventiquattr’ore.

  Parto naturale, tutti stanno bene. Eppure questo pediatra di esperienza sente il bisogno di fare una domanda con tono da melodramma.

  La signora in questione, per la verità, nel clima di preoccupazione immotivata è immersa dal momento in cui le hanno tagliato il cordone ombelicale. Ha provato, come da manuale, ad attaccare al seno la sua piccola che ha appena visto la luce.

  E un’infermiera dai modi spicci l’ha allontanata dicendo “non abbiamo tempo da perdere”.
Ha tentato, come si insegna, ad allattarla poche mezz’ore più tardi, sentendosi rispondere che “può stare qui tutta la notte, tanto non le esce niente”.

  E poi, è arrivato quel pediatra, con il tono da fine del mondo, a chiederle cosa pensasse di fare con

Il latte materno è ricco di cellule staminali

Un motivo in più per allattare il proprio bambino


E' noto che il latte materno è l'alimento più indicato per il neonato. 

  Attraverso il latte, la mamma fornisce al suo bambino tutti i principi nutritivi necessari in quantità ottimale e gli passa anticorpi naturali che lo proteggono dalle malattie infettive. Sul piano psicologico, il gesto di allattare rinforza il bonding tra lei e il neonato, che è così importante per un corretto sviluppo psicofisico del bambino nei suoi primi anni di vita. Allattare fa bene anche alla mamma, riducendo il rischio di ammalare di tumore al seno, specialmente se l'allattamento è protratto per lunghi periodi, in particolare sembra che riduca il rischio di ammalarsi delle varianti
più aggressive di carcinoma mammario in età fertile. 
Un'altra proprietà del latte materno, scoperta in questi ultimi anni da un gruppo di ricerca della University of Western Australia, è che esso è ricco di cellule staminali. Le cellule staminali sono cellule multipotenti in grado di trasformarsi in cellule di vari tessuti.


 Al National Breastfeeding and Lactation Symposium di Londra del 1 novembre di quest'anno, è stato presentato dai ricercatori australiani un interessante lavoro scientifico realizzato sui topi, che ha dimostrato il percorso delle cellule staminali del latte materno dalla madre al topolino allattato. Sono state ottenute delle femmine conteneti un gene, chiamato Td-Tomato, in grado di colorare le cellule di rosso, se sottoposte a fluorescenza. Queste femmine sono state messe ad allattare dei topolini non modificati. Si è così scoperto che le cellule staminali del latte vengono assorbite nell'intestino dei piccoli e si ritrovano nei topi adulti nel cervello, nella cartilagine, nel fegato, trasformate in cellule adulte. 

  L'allattamento al seno avrebbe quindi un ruolo importante per lo sviluppo del bambino. Questa scoperta apre scenari molto interessanti, offrendo una motivazione in più alle mamme per allattare al seno i loro piccoli, minimo per i primi 6 mesi di vita e, secondo le attuali linee Guida dell'OMS, addirittura fino a 2 anni o più.

Allattamento al seno,

La legge lo tutela

Fabio Todaro

 Se non necessaria, la promozione dei sostituti del latte materno crea un danno alla salute del neonato e della mamma, visti i molteplici benefici riconosciuti all’allattamento al seno: dalla prevenzione di alcune neoplasie e dell’osteoporosi al contributo imprescindibile alla formazione della flora batterica del nascituro. Ma il ricorso esplicito al consumo di alimenti alternativi nei primi mesi di vita di un bambino ha anche un effetto più subdolo.  

  Stando a uno studio pubblicato l’anno scorso sulla rivista scientifica Birth, il comportamento creerebbe confusione nella mente delle giovani mamme e pregiudicherebbe l’adesione all’allattamento al seno. Analizzando quattro gruppi di donne in stato preconcezionale, incinte, in fase di allattamento al seno o di somministrazione di alimenti in formula, i ricercatori dell’università americana di Chapel Hill hanno riscontrato una forte influenza da parte della pubblicità sul grado di consapevolezza delle

Allattare

Fa bene anche alla mamma

 
  L'allattamento al seno non fa bene solo ai neonati. Anche le mamme sono protette da diverse malattie, dal tumore al seno all'ipertensione, con grande giovamento anche per i servizi sanitari nazionali. Lo afferma uno studio dell'Harvard Medical School e dell'università di Pittsburgh pubblicato da Obstetrics and Gynecology.

  Usando modelli matematici basati sulle ricerche precedenti sull'argomento, i ricercatori hanno valutato gli effetti dell'allattamento su cinque malattie: il tumore al seno, il cancro dell'ovaio premenopausa, ipertensione, diabete di tipo 2 e infarto.

  «Secondo le nostre simulazioni - scrivono gli autori - se il 90% delle mamme allattasse al seno per un anno dopo ogni nascita, si avrebbero negli Usa 53 mila casi in meno l'anno di ipertensione, quasi 14 mila attacchi cardiaci e 5 mila tumori al seno in meno. Questo equivale a un risparmio di 869 milioni di dollari di costi diretti per la sanità e 14 miliardi di dollari in costi indiretti per la societa».

  Le indicazioni dell'Oms prevedono sei mesi di allattamento esclusivo al seno seguiti da un graduale svezzamento.
L'Eco Di Bergamo 

Piombo nel latte artificiale e arsenico nel riso

Introdotti limiti più rigidi

Le indicazioni del Codex Alimentarius, commissione Fao-Oms che gestisce gli standard alimentari. Ma i singoli Stati possono anche scegliere di non applicarle

di Mario Pappagallo

  Piombo e arsenico si trovano nell’ambiente e finiscono nella catena alimentare. I farmaci entrano negli allevamenti e poi terminano nei piatti. Ma se il piombo si trova nel latte in polvere per i neonati e l’arsenico nel riso (alimento base per buona parte della popolazione mondiale), le norme vanno subito riviste e rese ancora più rigide. Così il Codex Alimentarius, la Commissione mista della Fao (Organizzazione Onu per l’agricoltura) e dell’Oms (Organizzazione mondiale
della sanità) che gestisce gli standard alimentari, ha adottato limiti più rigidi nei livelli massimi di questi veleni che possono essere presenti senza minare la salute dei consumatori. Il Codex fissa dei paletti, ma poi gli Stati devono applicarli perché siano efficaci le precauzioni. Il problema è che possono anche non farlo. Ecco allora i nuovi limiti: non più di 0,01 milligrammi di piombo per chilo di prodotto negli alimenti per lattanti; 0,2 milligrammi di arsenico per chilo di riso.


I rischi per lo sviluppo

  I neonati e i bambini piccoli sono particolarmente vulnerabili agli effetti tossici del piombo,

Allattamento al seno: fino a quando?

Fino a che età allattare il bambino

 
  Fino a che età un bimbo può essere allattato? C’è un momento in cui è preferibile smettere di allattamento al seno?

  “L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di nutrire al seno in modo esclusivo fino al sesto mese compiuto”, spiega Paola Paschetto, consulente professionale in allattamento materno (IBCLC).

  Il latte materno resta l’alimento principale, cui gradualmente si accostano i primi cibi solidi, fino all’anno, e sempre l’OMS suggerisce di proseguire l’allattamento fino al secondo anno e oltre, secondo i desideri di mamma e bambino.

Queste raccomandazioni sottolineano ‘ufficialmente’ la libertà di scelta di ogni donna per quanto riguarda la durata dell'allattamento al seno alcune mamme lasciano che sia lui a svezzarsi spontaneamente, altre invece, a un certo punto, sentono che è giunto il momento di concludere questa esperienza.


  Si tratta di decisioni che la donna deve poter valutare liberamente e con grande serenità. “È bene che ogni mamma faccia come preferisce, non ci sono regole prestabilite, valide per tutti”, conferma Rosalinda Cassibba, professore ordinario in Psicologia dello sviluppo presso la facoltà di Scienze della formazione, dipartimento di Psicologia, dell’Università di Bari. “Se dopo il primo compleanno la mamma vive ancora la poppata come un appuntamento speciale, un momento di coccole riservato al suo bambino, non c’è motivo di interrompere.

   L’importante è che non vengano trascurate altre forme di comunicazione più ‘progredite’: compito della mamma è infatti quello di accompagnare il bimbo che cresce nella scoperta di modalità di relazione sempre più evolute e complesse”.

  Un alimento che non “scade”!

  Ha ancora senso offrire il seno a un bimbo che ha già una dieta varia ed equilibrata? Una delle obiezioni più frequenti dopo il primo compleanno è che il latte materno “ormai non ha più sostanza”.


  “Premesso che l’allattamento non ha solo una valenza nutritiva, ma anche affettiva”, sottolinea la consulente professionale in allattamento, “l’idea che il latte possa perdere il proprio valore nutritivo è un luogo comune ormai sfatato da numerosi studi. Finché c’è un bimbo che poppa, l’organismo materno continua a produrre latte e la sua composizione non è affatto destinata a impoverirsi con il tempo.

  Anzi, secondo recenti studi, dopo il secondo compleanno, quando il latte assunto quotidianamente si riduce perché diminuiscono la frequenza e il numero delle poppate, avviene una sorta di compensazione, per cui la concentrazione di grassi aumenta e l’alimento materno diventa più calorico ed energetico”.

  E non è tutto. Le poppate continuano a garantire una valida protezione anticorpale che rinforza il sistema immunitario del bambino. “Studiando la composizione dell’alimento materno, si è visto che le sue proprietà antibatteriche si ‘potenziano’ con la crescita del bimbo”, spiega Paola Paschetto.

  “Nel secondo anno di vita, infatti, quando il piccolo ha più occasioni di socializzare e quindi di contrarre virus e batteri, aumenta la concentrazione di immunoglobuline destinate a proteggerlo dalle infezioni”.



Allattare al seno riduce il rischio

Di obesità nel corso della vita

L’allattamento materno, oltre ai noti benefici, offre anche una protezione contro il rischio di obesità nel bambino che si mostra in particolare quando abbia vent’anni

  La mamma è sempre la mamma, e il suo latte non è da meno.

 Il latte materno infatti possiede numerose proprietà salutari per il bambino, che promuovono una crescita sana e ottimale. Senza poi contare la comodità per la madre stessa di poter offrire il nutrimento perfetto in qualsiasi momento e luogo.

  A tutti i benefici immediati, si vanno ad aggiungere quelli a lungo termine come, per esempio, quello suggerito da un nuovo studio pubblicato sulla rivista The Journal of Pediatrics che riguarda la possibilità che il bambino sia protetto dal rischio obesità più avanti nella vita – per l’esattezza quando avrà vent’anni.
  La revisione sistematica condotta dalla dott.ssa Marie Francoise Rolland-Cachera, insieme ai collaboratori del Nutritional Epidemiology Research Team (EREN), ha preso in

Allattare

Bimbo al seno oltre l’anno
Stop tabù, aiutare le donne

Online sul sito del ministero della Salute il parere del tavolo tecnico
Il presidente Davanzo: non incoraggiamo a proseguire fino a 36
mesi ma non bisogna colpevolizzare chi lo fa, è un gesto intimo
Più disponibilità negli asili nido, non accettare solo gli svezzati

di Vera Naselli

Che allattare faccia bene alla mamma ed al bambino è cosa indiscussa. Sulla durata dell’allattamento, in particolar modo per quello prolungato, è stato invece necessario un tavolo tecnico interministeriale, che ha redatto il suo parere scientifico, online da qualche giorno sul portale del ministero della Salute.

  «Il tavolo, al quale hanno partecipato anche tecnici,è stato istituito per promuovere,
proteggere e sostene-re a vari livelli l’allattamento in Italia - premette il presidente, Riccardo Davanzo, neonatologo al Burlo Garofolo di Trieste - e per dare delle indicazioni scientifiche precise, nel caso per esempio della compatibilità dell’allattamento con i farmaci o con esami diagnosti-ci come la Tac o la risonanza magnetica con contrasto,dopo le quali si consiglia - senza alcuna evidenza - di buttar via il latte per uno o due giorni, interferendo pesantemente con la regolarità dell’allattamento. Ma non solo: siamo stati sollecitati ad intervenire anche per la segnalazione di atteggia-menti di promozione di alimenti alternativi al latte materno, prassi vietata, e perché ci so-no arrivate richieste di alcune donne guardate in modo riprovevole e colpevolizzate da mamme, suocere e mariti soltanto perché avevano deciso di prolungare l’allattamento oltre l’anno di età. Ricordo che l’Organizzazione mondiale della Sanità consiglia l’allattamento esclusivo fino ai sei mesi d’età, continuando poi nella fase di svezzamento insieme a cibi solidi - fino ai due anni e più, se mamma e bambino lo desiderano. Ovviamente non è un comandamento, è una raccomandazione che tiene conto della tu-tela del bene e della salute della popolazione. Non obbliga nessuno e nessuno sta promuovendo l’allattamento fino ai due anni e oltre, ma non si deve penalizzare chi fa questa scelta, che è un fatto intimo e va sostenuto senza commentare negativamente, a cominciare dagli operatori sanitari. Del resto, a par-te l’Oms, anche l’accademia americana di pediatria,che è un riferimento scientifico serio, sostiene che l’allattamento vada sostenuto oltre l’anno di vita».

  Cosa che non si fa, come sa qualunque mamma che iscriva il figlio all’asilo nido, dove

Le mamme brave ad allattare

 Ma molto meno a svezzare

C’è un ricorso troppo precoce al cibo per adulti, che contiene troppo sale, ma anche un eccesso di zuccheri semplici e di calorie

 
 Brave e costanti ad allattare, anche a lungo, meno preparate e spesso vittima di errori nello svezzare, sempre più tardivo: è la fotografia che emerge dallo studio Nutrintake. Se infatti quasi l’80% delle madri allatta al seno i propri figli fino a 6 mesi, la metà continua a farlo fino al compimento del primo anno, quasi il 20% fino ai 2 anni, e addirittura il 9% oltre i 25 mesi.

  Il latte artificiale viene quindi usato meno. Vi ricorre il 39% delle mamme fino ai 6 mesi di vita del bambino, il 46% tra i 7 e 12 mesi, il
35% tra i 13 e 24 mesi, e il 20% dopo i due anni. A partire dal primo anno di vita capita che vi siano sovrapposizioni tra il latte artificiale e quello di mucca, che viene dato al 12% dei bambini più o meno a partire dall’anno, per poi crescere via via fino al 49% nel secondo anno di vita, e al 71% dopo.

  Il ricorso massiccio all’allattamento vede per converso uno svezzamento sempre più tardivo, un minore ricorso agli alimenti per l’infanzia o baby food (-6,8% nell’ultimo anno) a vantaggio di cibi confezionati per adulti, non adatti ai

Buoni spesa per chi allatta al seno

La scelta che divide gli inglesi


«È diseducativa». «No, risparmiamo prevenendo le malattie»


di Elvira Serra

  Duecento sterline erogate dal governo britannico alle mamme delle zone più depresse del Paese

  Duecento sterline per allattare al seno. Sono duecentotrentasei euro e potranno essere spesi in buoni per i supermercati e i negozi del centro da 1 3 0 puerper e de l South Yorkshire e del Derbyshire che nutriranno i loro bambini con il latte materno fino al sesto mese. Il progetto pilota è dell’Università Sheffield con la collaborazione del governo e ha lo scopo di cambiare l’approccio all’allattamento al seno nelle aree più depresse dell’Inghilterra. Qui le ragazze non solo si vergognano di allattare fuori di 
casa, ma anche in casa, per paura di attirare l’attenzione su una parte del corpo così esposta ad attenzioni di tipo sessuale.

  La notizia, che compare sulla stampa inglese dal Guardian alla Bbc, ha scatenato un dibattito interno, alimentato da chi considera diseducativo dare dei soldi per fare una cosa naturale come nutrire il proprio figlio. Eppure non è la prima volta che il governo dà degli incentivi per correggere comportamenti scorretti, dal fumo all’abuso di cibo. L’esperimento sulle mamme, che se funzionasse sarebbe esteso su scala nazionale, non nasconde però esattamente il desiderio di aiutare chi ha appena partorito. Il Sistema sanitario nazionale risparmierebbe 40 milioni di sterline grazie agli effetti positivi dell’allattamento, che vanno dalla diminuzione di problemi come asma e allergie, al miglioramento delle difese immunitarie e delle capacità visive, oltre alla prevenzione sulla madre per quel che riguarda il tumore al seno. Se si pensa che nelle zone in cui è in corso il
Senza latte e yogurt?

Mara Zuri

  Il mio nipotino di tre anni non prende più latte né yogurt. La pediatra ha detto che non importa ma deve mangiare formaggio. Vorrei sapere quanto e quale formaggio, e se non c’è un rischio di
eccesso di sale e grassi.

  Dott. Andrea Ghiselli dirigente di ricerca del Centro di ricerca alimenti e nutrizione del Cra-Nut, Roma

  Il latte, pur non essendo essenziale, è un alimento di estrema importanza sia per il bambino che per l’adulto. Per l’apporto di calcio è importantissimo
nell’acquisizione del corretto picco di massa ossea (anche se in giro sentirà chiacchiere su un presunto potere acidificante), quel picco che rappresenterà la riserva ossea da amministrare più in là nel tempo. Ma il latte non è solo calcio: le proteine del latte costituiscono un potente stimolo alla crescita staturale. In più le proteine del latte sono sazianti e questo è un fatto molto importante nel corretto alternarsi dei ritmi fame/sazietà durante la giornata. 

  Ma ancora: il consumo di prodotti lattiero caseari è associato ad un rischio minore di incorrere in età adulta in parecchie condizioni come diabete, sovrappeso, ipertensione, malattie cardiovascolari, addiritturaalcuni tipi di tumore, per cui in assenza di controindicazioni è opportuno che non interrompiate gli sforzi di proporre latte o yogurt. Il problema dei formaggi non è tanto il grasso, come comunemente si pensa, perché così come essi rappresentano fonti concentrate di calcio, così lo sono anche di grasso, inmaniera più o meno simile. A titolo di esempio 10 grammi di parmigiano equivalgono a 100 grammi di latte in termini sia di calcio che di grassi, però hanno una discreta quota di sale. Lo stesso generalmente per gli altri formaggi stagionati come grana, groviera, emmenthal, mentre i formaggi freschi hanno in media una quota leggermente più alta di grasso a parità di apporto

Nuovo latte per neonati allergici


È allo studio un nuovo latte «speciale» per i piccoli allergici al lattosio con il quale i ricercatori puntano a ridurre la percentuale dei bimbi intolleranti.

  La ricerca è internazionale e, per l’Italia, partecipano i pediatri dell’ospedale Bambin Gesù con quelli dell’Università «La Sapienza» di Roma. Lo studio verrà presentato oggi in occasione di un convegno dedicato all’allergia alle proteine dal latte vaccino, organizzato dall’ospedale pediatrico romano. «Rispetto alle altre formule questa dà una maggiore probabilità che la reazione allergica non si presenti perché le proteine sono rese più piccole per poter sfuggire agli anticorpi del piccolo», spiega Alessandro Fiocchi, responsabile di allergologia al Bambin Gesù. È in corso la sperimentazione del nuovo latte. L’allergia al latte in Italia colpisce lo 0,8% dei bambini.