I segreti dei figli
raccontati su Facebook
Allarme
dell’Ordine degli psicologi: pronto un vademecum per i genitori
di Paolo Casicci
Andrea ha sei anni e un problema di privacy.
Da quando è iniziata la scuola, sua madre Giada non smette di raccontare su
Facebook la giornata del pargolo: la maestra «un po’ in aria» e il «compagno
povero», i capricci a mensa e la «bidella burina». Nemmeno mamma Laura risparmia i dettagli: una
settimana fa ha riportato sul suo profilo il brutto voto di Giuseppe. Poi
un’amica l’ha invitata a riflettere: «Che diresti se fosse lui a spiattellare
su un sito i fatti tuoi?».
Mamme (e papà) che raccontano troppo. Un po’
come da sempre in ufficio, ma con qualche complicazione in più. Dopo anni di
avvertimenti ai figli sui rischi del web, adesso sono loro a spalancare il
tinello e a riversare in piazza l’album di famiglia con tutti i suoi
chiaroscuri. Istantanee bambini. Precauzione affatto scontata, a giudicare da
quanti riferiscono — in buona fede — racconti, disegni e incubi dei figli. O si
spingono fino a chiedere pareri e consulti su sintomi e possibili cure.
La questione aperta dagli psicologi italiani
è un corollario di quello che negli Stati Uniti già chiamano oversharing: i per
condivisione. Oversharer è chi dà in pasto on line la propria vita fino a
renderla tracciabile passo passo. In Italia, sul tema «social network e
infanzia», c’era già stata la polemica sul divieto di pubblicare foto di minori
come contrasto alla pedofilia. «Nel caso dell’eccesso di condivisione, il
rischio per i bambini è meno
plateale, ma forse più insidioso» dice la pioniera
del mommy blogging Jolanda Restano, anima di “filastrocche.it” e “Mamma che
spasso”. Anche secondo Restano è tempo di lavorare a un decalogo: «Più per gli
utenti dei social network che per le mamme blogger, che anzi rappresentano un
modello. Quasi sempre anonime o non riconoscibili, il loro è un approccio
professionale: non postano foto se non per gli amici stretti e non comunicano
dati sensibili». Il pericolo arriverebbe semmai dai neofiti. «Mamme e papà di
adolescenti con i figli ormai prossimi al mercato del lavoro: con le aziende
che scandagliano il web a caccia di dati sui candidati a un posto, come
reagirebbe un ragazzo bocciato a una selezione perché la madre ha raccontato on
line i suoi problemi a socializzare?». «Non bene» risponde Telesca, lo
psicologo. E poi «i bambini sono dotati di un naturale senso del pudore che, se
crescendo dovessero perdere, li potrebbe portare a sperimentare sensazioni di
disagio».
Mitiga invece l’allarme Silvia Tropea del
blog Genitori crescono: «L’anonimato può essere una regola, non un’ossessione.
E sui social network la differenza la fa il modo di gestire il profilo: aperto
agli amici, chiuso a tutti gli altri. E poi Facebook è un po’ quello che un
tempo era la rete familiare fatta di nonne e zie. Per questo alle mamme dico:
proteggete voi e i vostri bimbi, ma se uno di loro fa ancora la pipì a letto,
fateci un post per gli amici più stretti. Magari qualcuno vi verrà in
soccorso».
“La maternità crea il bisogno di
condivisione. E la Rete, solletica il narcisismo”
Prima
regola: mai parlare di disturbi psichici e fisici, si rischia di creare
ulteriore disagio
La Repubblica, 21 ottobre
2012, pag, 21
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